Origini e Standard


Il Cane Corso

Sul cane corso si è scritto molto e la bibliografia non manca di certo. L’odierno cane corso, secondo lo standard attuale, quello che ammiriamo nei ring espositivi suscita, in chi lo apprezza, un tale vortice di sensazioni che inevitabilmente modificano il modo di vivere; parlo di una passione tale, di una coesione con il cane corso talmente tenace da non lasciare spazio per altri interessi.

Tutti, ma proprio tutti: cinofili, etologi, appassionati, tutti quelli che hanno avuto modo di conoscere questa razza ne sono rimasti ammaliati, affascinati, sedotti.
Cosa c’è quindi in questa antica razza di molossoidi giunta in tempi recenti quasi all’estinzione di tanto particolare da meritare un meticoloso studio e recupero?
Indubbiamente uno dei fattori determinanti è la matrice di origine, pensiamo ad esempio alle grandiose realizzazioni dei romani, cosa rimane ancora in piedi nel secondo millennio, rappresentativo di una civiltà forte e potente se non opere monumentali, maestose, costruite con una tecnica solida e solenne, materiali duri e resistenti come la pietra, in grado di celebrare i fasti e le gesta di un popolo indomito? I nomi di queste opere monumentali sono scolpite nella storia e sicuramente ne siamo fieri. Così come il nome e la storia del cane corso, le cui antiche origini lo collocano proprio nella nostra penisola. Le peculiarità descritte nei documenti rinvenuti, riguardano un molossoide di taglia medio-grande, parente dei molossoidi europei ma più leggero ed agile, cane da presa, dotato di robustezza, potenza e capacità di adattamento funzionale.
Chi è in grado di non ammirare un tale esempio di compendio tra doti fisiche e caratteriali?
L’area geografica in cui sono stati rintracciati i soggetti capostipiti del processo di selezione e recupero della razza è indubbiamente l’Italia meridionale. Questi cani erano destinati alla sorveglianza del bestiame, guardia alle masserie, caccia alla selvaggina grossa e difesa personale. Cibo scarso e vita all’aperto per migliorarne le prestazioni, dovevano rispondere a pochi ma validi requisiti: robustezza, resistenza fisica, temerarietà, coraggio, fedeltà ed obbedienza.
Evitiamo volutamente di parlare delle origini e della storia, delle testimonianze e dell’iconografia riguardanti il cane corso, argomenti già trattati da esperti dotati di competenza specifica. Sarebbe solo un’operazione di trasferimento di testi in questa sede. Esiste una fitta bibliografia e canali di ricerca per chi, desideroso di approfondire tale materia, volesse ampliare le proprie conoscenze. Sicuramente è comunque doveroso menzionare almeno i nomi degli illustri cinofili che, attraverso il proprio entusiasmo nella ricerca, hanno contribuito al recupero della razza. Il professor Giovanni Bonatti, zootecnico, già nel 1973 parlava della sopravvivenza in Puglia di un cane molossoide a pelo corto, diverso dal mastino napoletano, simile al Bull Mastiff, rassomigliante al Cane da presa di Maiorca. Nel 1974 insieme al Prof. Antonio Morsiani si recò dal prof. Ballotta che diede descrizioni degli esemplari osservati in Puglia. Il Dott. Stefano Gandolfi, poi presidente della S.A.C.C. iniziò ad interessarsi al Cane Corso negli anni ’70, leggendo un testo del Dott. Paolo Breber sul Cane da pastore Maremmano Abruzzese, nel testo si scorge una foto di due cani, che l’autore definisce come esemplari di Cane Corso, antico molosso pugliese. Non esitò a contattarlo. Lo stesso Paolo Breber, nel Dicembre 1978 sulla Rivista Ufficiale dell’E.N.C.I. ” I Nostri Cani ” scrive un interessante articolo sul Cane Corso. Inizia così un meticoloso ed attento lavoro di reperimento dei primi esemplari da avviare al processo di selezione ed allevamento, insieme alle ricerche storiche ed iconografiche inerenti la razza, che vedono coinvolti il Dott. Paolo Breber, il Prof. Giovanni Bonatti, i fratelli Malavisi, il Prof. Antonio Morsiani, il Dott. Ventura, il Prof. Ferdinando Casolino, Gianantonio Sereni, Vito Indiveri, Flavio Bruno e molti altri.
Nel 1983 si costituisce la S.A.C.C. Società Amatori Cani Corso.
Nel 1987 viene approvato dall’E.N.C.I. il progetto di standard redatto dal Dott. Morsiani.
Si istituisce il LIR, un registro in cui iscrivere i soggetti in possesso delle caratteristiche di tipicità della razza indicate dallo standard.
Nel 1994 l’E.N.C.I , Ente Nazionale della Cinofilia Italiana riconosce ufficialmente il cane corso quale XIV razza italiana.
Nel 1996 l’E.N.C.I. riconosce ufficialmente la S.A.C.C. Associazione Specializzata di Razza per il Cane Corso.
Nel 1997 l’F.C.I. Federation Cynologique Internationale riconosce la razza Cane Corso, classificata nel Gruppo 2 – cani tipo Pincher e Schnauzer Molossoidi e Cani Bovari Svizzeri.
Non tutto ciò che è stato fatto, sebbene con le migliori intenzioni, ha ricevuto unanime consenso dagli amanti del cane corso, tant’è che attualmente esistono associazioni di appassionati, altrettanto degne di nota, frutto di varie teorie circa la tipicità del cane corso e lo standard di riferimento.
Il termine “corso” è di derivazione greca: kortos ( cortile, recinto), ci riconduce al latino cohors che significa coorte, recinto, ma anche scorta, equipaggio, quindi il termine suggerisce una funzione di guardia del corpo.

Il cane corso oggi
Scegliere un cane corso significa avere un compagno con cui costruire un rapporto di rispetto e fiducia, farlo diventare parte integrante della famiglia per la quale sviluppa un elevato senso di protezione che lo rende costantemente vigile, attento, efficiente pur mantenendo equilibrio e sensibilità. Sempre consapevole della propria mole, anche quando gioca non usa mai la violenza. E’ dotato di robustezza, solidità e vigore, intelligente e pronto nell’apprendimento, la sua più grande passione è passare il tempo con noi, disponibile per ogni iniziativa che lo coinvolga al nostro fianco. Ottimo guardiano, adatto alla difesa, potente nell’attacco. Versatile nell’addestramento che si consiglia vivamente al fine di controllare ed incanalare nel modo migliore le sue potenzialità.

Lo standard del CANE CORSO ITALIANO

Traduzione in italiano a cura del sig. Pietro Paolo Condo’
FCI Standard N° 343 – pubblicazione del 17.12.2015 – in vigore dal 1 gennaio 2016

Questa illustrazione non è necessariamente a dimostrazione del tipo ideale dello standard

TRADUZIONE: Rivisto da R. Sporre- Willes. Lingua ufficiale Inglese.

ORIGINE: Italia
DATA DI PUBBLICAZIONE DELLO STANDARD VALIDO UFFICIALE: 13.11.2015
UTILIZZAZIONE: Cane da utilità, polivalente.
CLASSIFICAZIONE FCI:
Gruppo 2 Cani di tipo Pinscher e Schnauzer Molossoidi e Cani Bovari Svizzeri
Sezione 2.1 Molossoidi tipo mastino
Con prova di lavoro.
BREVI CENNI STORICI: ll Cane Corso è il discendente diretto dell’antico molosso romano. Presente nell’antichità in tutta l’Italia, si è mantenuto nel recente passato solo nelle Puglie e regioni limitrofe. Il suo nome deriva dal latino “cohors” che significa “protettore, guardiano delle masserie”.
ASPETTO GENERALE: Dalla media alla grande taglia. Robusto e vigoroso pur restando elegante. I suoi contorni netti rivelano una muscolatura potente.
PROPORZIONI IMPORTANTI: Il cane è iscritto nel rettangolo, è un poco più lungo che alto. (La lunghezza del cane è maggiore del 11% rispetto all’altezza). La lunghezza della testa raggiunge il 36% dell’altezza al garrese.
COMPORTAMENTO/CARATTERE: Guardiano della proprietà, della famiglia e del bestiame; estremamente agile e responsabile. In passato, è stato impiegato per sorvegliare il bestiame e per la caccia alla grossa selvaggina.
TESTA: Larga, tipicamente molossoide. Gli assi superiori del cranio e del muso sono leggermente convergenti, senza rughe evidenti.
REGIONE DEL CRANIO:
Cranio: Largo a livello delle arcate zigomatiche, la sua larghezza è uguale alla sua lunghezza. Convesso nella parte anteriore, si appiattisce da dietro la fronte all’occipite. Il solco frontale mediano è visibile, si origina dallo stop, fino a circa la metà del cranio.
Stop: Ben definito con seni frontali ben evidenti.
REGIONE DEL MUSO:
Tartufo: Nero. Si accetta nella maschera grigia un tartufo della stessa tonalità della maschera. Voluminoso con grandi narici ben aperte, posizionato sullo stesso piano della canna nasale.
Muso: Forte, quadrato, sensibilmente più corto del cranio, in un rapporto di circa 1 a 2. La faccia anteriore del muso è piatta; le sue facce laterali sono parallele, il muso è largo quanto lungo. Di profilo è profondo. La canna nasale è diritta.
Labbra: Le labbra superiori, viste di fronte, determinano una U rovesciata al loro punto di incontro; viste di lato si presentano moderatamente pendenti. Ricoprono la mandibola determinando il profilo inferiore del muso.
Mascelle/Denti: Le mascelle sono molto larghe e spesse con delle branche mandibolari curve. La dentatura mostra un leggero prognatismo, ma non più di 5mm. La chiusura a tenaglia è ammessa, ma non ricercata.
Guance: Regione masseterina piena ed evidente ma non sporgente.
Occhi: Sono di media grandezza, leggermente affioranti, ma mai in maniera esagerata. Si avvicinano alla forma ovale, ben distanziati tra di loro, posizionati in maniera quasi sub frontale. Le palpebre sono ben aderenti al globo oculare. L’iride è il più scuro possibile, ma in armonia col colore del mantello. Lo sguardo è vivace e attento.
Orecchie: Triangolari, pendenti, di media grandezza. Larghi all’inserzione che è molto al di sopra delle arcate zigomatiche. Le orecchie sono integre.
COLLO: Robusto, muscoloso, lungo quanto la testa.
CORPO: E’ un po’ più lungo dell’altezza al garrese. Il corpo è solidamente costruito, senza essere tozzo.
Garrese: Pronunciato, è più alto della groppa.
Dorso: Diritto, molto muscoloso e fermo.
Rene: Corto e solido.
Groppa: Lunga e larga, leggermente obliqua.
Torace: Torace ben sviluppato nelle tre dimensioni discende fino al livello del gomito.
CODA: Integra. Inserita piuttosto alta; molto grossa alla radice. In movimento è portata alta, ma mai in verticale o arrotolata.
ARTI ANTERIORI:
Spalla: Lunga, obliqua, molto muscolosa.
Braccio: Forte.
Avambraccio: Diritto e molto robusto.
Carpo: Elastico.
Metacarpo: Elastico e leggermente flesso.
Piede anteriore: Piede di gatto.
ARTI POSTERIORI:
Coscia: Lunga, larga; la linea posteriore della coscia è convessa.
Gamba: Asciutta, non carnosa.
Ginocchio: Fermo, moderatamente angolato.
Garretto: Moderatamente angolato.
Metatarso: Largo, asciutto.
Piede posteriore: Un po’ meno compatto dell’anteriore.
ANDATURA E MOVIMENTO: Passo allungato, trotto esteso; l’andatura preferita è il trotto.
PELLE: Abbastanza spessa e piuttosto aderente.
MANTELLO:
Pelo: Corto, brillante molto fitto con un leggero strato di sottopelo di tessitura vitrea.
Colore: Nero, grigio piombo, grigio ardesia, grigio chiaro, fulvo chiaro; rosso cervo, fulvo scuro, color grano scuro (frumentino); (strisce su fondo fulvo o grigio di diverse sfumature); nei soggetti fulvi e tigrati la maschera nera o grigia sul muso non deve superare la linea degli occhi. Una piccola macchia bianca sul petto, sulla punta dei piedi e sulla canna nasale è accettata.
TAGLIA E PESO:
Altezza al garrese:
Maschi: 64 – 68 cm.
Femmine: 60 – 64 cm.
Con una tolleranza di 2 cm in più o in meno.
Peso:
Maschi: 45 – 50 kg.
Femmine: 40 – 45 kg.
In rapporto alla taglia.
DIFETTI: Qualsiasi deviazione da quanto sopra, deve essere considerata come un difetto, e la severità con cui questo difetto verrà penalizzato deve essere proporzionata alla sua gravità e a quanto può interferire sulla salute, sul benessere del cane e la sua capacità di svolgere il suo tradizionale lavoro.

DIFETTI GRAVI:

  • Assi superiori del cranio e del muso paralleli o troppo convergenti; convergenza delle facce laterali del muso.
  • Parziale depigmentazione del tartufo.
  • Chiusura a forbice: prognatismo oltre i 5 mm.
  • Coda ritta verticalmente o ad anello.
  • Soggetto che, al trotto, ambia costantemente.
  • Taglia superiore o inferiore ai limiti indicati.
  • Presenza di speroni.

DIFETTI DA SQUALIFICA:

  • Cani aggressivi o paurosi.
  • Ogni cane che mostra anomalie fisiche o comportamentali dovrà essere squalificato.
  • Divergenza degli assi cranio-facciali.
  • Tartufo totalmente depigmentato.
  • Canna nasale concava o convessa (naso Romano).
  • Enognatismo.
  • Depigmentazione parziale o totale delle palpebre; occhi gazzuoli; strabismo.
  • Anurismo o brachiurismo.
  • Pelo semilungo, raso, con frange.
  • Qualsiasi colore non previsto dallo standard: grandi macchie bianche.

N.B.:

  • I maschi devono presentare due testicoli apparentemente normali completamente discesi nello scroto.
  • Solo quei soggetti funzionali, clinicamente sani e tipici, devono essere adibiti alla riproduzione.